Articoli - Sara Bardelli Graphics
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Ristrutturare (almeno) i bagni del tuo ristorante: ecco perché farlo subito

Buona cucina, comfort dell’ambiente e bagni impeccabili sono il minimo indispensabile per far venire voglia ai clienti di tornare.

Sono una frequentatrice seriale e compulsiva di ristoranti. Per passione e per gioia. E mi capita spesso -più spesso di quanto dovrebbe- di trovare un ambiente pulito, magari vecchiotto ma pulito e accogliente, e bagni inesorabilmente cadenti. E non parlo di casi border line con bagni puzzolenti e sporchi: inutile dire che un posto del genere non mi rivedrebbe mai più. Parlo di bagni puliti ma davvero vecchi, non confortevoli, freddi e trasandati, con rubinetti arrugginiti e mal funzionanti, con sanitari sbeccati e mattonelle spaccate, privi di quella sensazione di cura e amore per le cose belle che fa piacere a tutti.

Ristrutturare completamente un ristorante è un investimento notevole che merita un approfondimento a sé e che rappresenta un passo importante per un’attività imprenditoriale, ma sistemare i bagni può essere alla portata di tutti, ed è di primaria importanza.

Il cliente vi giudica anche dai bagni. Non giudicherà la cucina, ovviamente, ma il comfort globale sì: il vostro cliente, anche quello non compulsivo come me, giudicherà la qualità del tempo che ha speso nel vostro locale anche in base ai vostri rubinetti ossidati e gocciolanti. Un bagno pulitissimo ma vecchio, freddo e decadente non vi fa fare bella figura, e a un occhio meno attento può comunque risultare “sporco”. E se il bagno, visibile a tutti, sembra sporco e trascurato, può venire il dubbio che lo sia anche la cucina, nascosta là dietro quel muro. La percezione della realtà è, in questo caso, più importante della realtà.

Perciò mettete in conto di sistemare finalmente quei bagni così trascurati rispetto alla sala e alla cucina del vostro locale: rivolgetevi a un professsionista e rinnovate tutto come e meglio di come fareste a casa vostra, abbellite e profumate l’ambiente, e fate in modo che i vostri clienti siano felici di pagare anche per questo.

 

 

Less is more? Enough is better.

Less is more è una delle frasi più usate e abusate nell’ambito dell’architettura, del design e dintorni. E a buona ragione. In questa semplice locuzione – bandiera di Mies Van Der Rohe, grande maestro del movimento moderno – c’è l’essenza delle cose migliori che possono esser create nel campo del design. Meno è più: semplifica, togli il superfluo, sfronda. E arriverai all’essenza.

Semplificare non è semplice: è un gioco di parole tanto vero quanto sottile. Semplificare senza banalizzare, senza impoverire, non è affatto semplice, perché presuppone una profonda comprensione del tema. Solo analizzando a fondo ed entrando nel cuore del nostro lavoro di designer, del nostro tema di studio, possiamo ambire a scoprirne l’anima e a rivelarla tramite la semplificazione.

Da poco ho partecipato a un seminario di Piero Babudro sul web copywriting e la scrittura creativa. Piero ha espresso e chiarito un concetto al quale credo profondamente. Semplificare, sintetizzare sono operazioni che servono a centrare il tema, ma il tema sarà davvero centrato quando avremo la sensazione di essere arrivati all’abbastanza, ad una compiutezza e completezza che ci soddisfano, a quel q.b. personale che può essere interpretato solo a sensazione, e che si basa sulla nostra esperienza. Allora ecco che less is more diventa enough is more: enough is better.

Nel lavoro di designer mi scontro spesso con un dubbio: sarò davvero arrivata al cuore del problema? Avrò centrato il tema? Cos’altro posso aggiungere/sottrarre? Questa decorazione è solo un vezzo o una necessità interpretativa? Sono domande che in verità non mi mettono in crisi, anzi mi fanno appassionare ancor di più a quello che sto facendo. Sono quei campanelli d’allarme che aiutano a tenere sempre a mente la finalità ultima del lavoro: appagare un’esigenza del cliente tramite un’interpretazione personale che si fondi su una solida base semantica.

 

 

Stile Coerenza

Stile e coerenza: le parole chiave per l’immagine di un’attività

Lo stile è tutto il complesso di elementi che caratterizzano qualcosa. Sembra semplice detta così. Eppure, avere un proprio stile è una delle conquiste più difficili e una delle più alte ambizioni per un brand, per un’attività commerciale, per un professionista.

Per sperare di costruirsi un proprio stile occorre innanzi tutto avere chiaro il percorso da fare. Partire da un’idea, valutarne la fattibilità, individuarne il target, progettarne l’immagine, posizionarla nel mercato, promuoverla nei giusti canali. La progettazione dell’immagine sta nel mezzo: è un cardine intorno al quale ruota tutto il resto e dal quale dipende gran parte del successo di un’idea. La costruzione dello stile, dunque, è un momento cruciale del percorso ed è essa stessa un percorso nel quale non sono ammessi inciampi o scivoloni.

Lo stile è il modo di esprimersi del tuo brand: è la tua individualità, è il tuo segno distintivo. Deve essere memorabile e diretto, deve essere costante nel tempo o, in alcuni casi, deve riuscire a modificarsi rimanendo riconoscibile. Deve essere coerente. La coerenza è la connessione interna fra le parti, è la concordanza fra quello che dici e quello che fai, è l’assiduità con cui batti sempre sugli stessi punti, è la capacità di non contraddirti.