Illuminazione al ristorante: voglio vedere cosa mangio - Sara Bardelli Graphics
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Illuminazione al ristorante: voglio vedere cosa mangio

Torno a parlare di ristoranti, tema a me molto caro. Illuminazione dei tavoli, croce e delizia. Mi capita spesso di andare a cena in locali molto appariscenti: dettagli studiati, design interessante, luci soffuse… troppo soffuse. Diciamo proprio che è buio. Qualche sersa fa ero a cena in un ristorante della provincia di Siena con due amici: la lampada (di design, per carità) calata ad arte sopra il nostro tavolo creava una bella atmosfera ma:

  • l’amico seduto alla mia destra non riusciva a vedere la sua dirimpettaia poiché la lampada era esattamente all’altezza dei loro occhi;
  • lo ammetto: ero a cena con due watussi ma io, nonostante i miei dieci decimi, ho stentato a vedere cosa avessi nel piatto.

Non perché le porzioni fossero da fame (anche per quello in effetti -e questa è un’altra storia), ma perché la suddetta lampada proiettava delle orribili ombre sui piatti, rendendoli per metà oscuri come l’altra faccia della Luna. Aggiungiamoci che i piatti stessi erano di ceramica nera e la frittata è fatta.

Quando si progetta la luce di un ristorante è indispensabile mettersi nei panni del cliente e fare delle prove. Intendo dire che questo va fatto “letteralmente”. Ci si siede al tavolo e, con l’aiuto di qualche lampada a portata di mano, si valuta: che piatti abbiamo? Le tovaglie di che colore sono? Quanta luce serve per illuminare adeguatamente? Voglio vedere ciò che sto mangiando oppure mi “accontento” dell’atmosfera?

Riguardo a quest’ultimo punto, bisogna considerare che è psicologicamente importantissimo vedere il colore di ciò che si mangia, perciò la luce, oltre ad essere sufficiente, deve avere anche una temperatura di colore idonea a non alterare la percezione del colore dei cibi. Il nostro inconscio è portato infatti a selezionare -più o meno consapevolmente- i cibi in base al loro aspetto e, se l’esperienza visiva non è all’altezza, la sensazione di aver fatto una buona esperienza gustativa potrebbe essere a rischio. Se non si riesce a distinguere il nero del piatto dal nero di seppia e dalle ombre della lampada beh, forse c’è qualcosa da rivedere.

Le regole principali sono dunque abbastanza semplici ma importantissime:

  • illuminare adeguatamente i tavoli senza esagerare né con la cosiddetta “atmosfera” né con le luci da stadio;
  • illuminare correttamente, oltre ai tavoli, i punti importanti del locale (la zona cassa/bar, gli elementi decorativi, ecc.) lasciando leggermente più in ombra il resto;
  • illuminare bene i bagni in modo che la pulizia sia evidente (e deve esserlo!);
  • utilizzare una sola temperatura di colore per tutte le lampade del locale, altrimenti si avrà un effetto disordinato e non omogeneo.

 

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