Professionalità vuol dire per forza distacco? - Sara Bardelli Graphics
22024
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Professionalità vuol dire per forza distacco?

La mia risposta è no, ma.

Mi spiego meglio.

Quando rispondo al telefono e mi viene dato del Tu (solo perché sono una donna) mi indispettisco un po’, semplicemente perché quando sono io a chiamare un perfetto sconosciuto gli do del Lei. Si chiama educazione. Poi, quando le circostanze lo consentono -e capita molto spesso- sono la prima a chiedere di darsi del Tu. È più semplice, si tribola di meno e si riesce benissimo a parlare di lavoro con la giusta dose di professionalità (e di leggerezza).

Poi però c’è un aneddoto che devo raccontare.

Diversi anni fa avevo l’abbonamento a un software per la contabilità di cantiere: un software noioso e antipatico, che serviva a svolgere calcoli noiosi e antipatici. Un bel giorno questa casa editrice decise di dare una svolta ironica al proprio parco prodotti e cambiò i nomi dei software sostituendoli coi nomi dei Sette Nani. Giuro che non è uno scherzo. Naturalmente il software rimase più o meno lo stesso (noioso e antipatico), ma doversi vergognare di avviarlo davanti a un cliente per il nome imbarazzante che aveva fu fatale: ciao ciao e passai alla concorrenza.

Qual è il punto? L’adeguatezza. Il nome dei Sette Nani non era adeguato a dei software per i cantieri o per la progettazione degli impianti, c’è poco da fare. Va bene tutto: va bene darsi del Tu, va bene presentarsi in modo originale, va bene distinguersi ma va meglio essere sempre e comunque appropriati alla circostanza. Nella costruzione dell’immagine di un’azienda non si può scivolare nell’errore di essere in-pertinenti. Millantare di essere qualcun altro sarebbe peggio, d’accordo, ma dare un’immagine sballata di sé è rischiosissimo. Sbagliare il tone of voice, cambiarlo in modo così drastico senza valutarne le conseguenze può fare seri danni. Non a caso esistono professionisti che aiutano le aziende a cercare proprio il tone of voice giusto in base al target e a tanti altri parametri importanti.

Quindi come si fa? Si affronta la costruzione del brand in modo strategico, con un progetto serio (anche quando ironico -vedi Taffo) e con la consapevolezza di dover intraprendere un percorso lungo, interdisciplinare e ricco di ostacoli, del quale solo l’utente finale potrà giudicare la buona riuscita.

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